Writing Vandalico?

Recentemente continuo ad imbattermi in questo termine, writing vandalico, e lo trovo fastidioso.

Si certo, come writer mi sento chiamato in causa però… è sgradevole perchè artatamente diffamatorio, falso perchè non esiste alcun writing vandalico, è un falso ideologico.
Il Graffiti Writing, a volte detto semplicemente Graffiti o a volte detto semplicemente Writing, è una forma d’espressione popolare quasi sempre mal sopportata ma che negli ultimi decenni ha visto una parte di esso trasformarsi in ciò che viene comunemente chiamato Street Art. Un fenomeno che ha gettato nello sconforto tutti i detrattori del writing perchè ha ottenuto, specie a livello internazionale, enorme successo di pubblico. E con il successo inizia a girare il denaro e con esso, inevitabili, i riconoscimenti.

Il termine writing vandalico è una creazione tutta italiana (milanese?), all’estero non esiste. Perchè? Perchè la parola Graffiti è già un termine denigratorio coniato da giornalisti e politici americani nei primissimi anni ’70. Insomma repetita iuvant… ma solo quando sai ciò che stai dicendo. Anche l’atto in se del writer non è intrinsecamente vandalico: nessun writer fa ciò che fa per vandalizzare qualcosa (non approfondisco perchè ritengo che almeno questo argomento sia abbastanza chiaro).

Il problema è che in Italia si continua a sapere molto poco. Quindi, per soddisfare la perenne ricerca di una definizione dei Graffiti che permetta in qualche modo al povero politico/critico/hater di turno di poter dire liberamente la propria qualora malauguratamente intervistato sul tema, al termine Graffiti Writing si è voluto ora affiancare il termine “Writing vandalico“, per distinguerlo (immagino) da un presunto “Writing sostenibile”. E qui sta il punto. Non sfugge a nessuno che una definizione di questo tipo sia pretestuosa: non esiste un Writing buono ed uno cattivo. Soprattutto non sfugge che la classificazione si basi sul binomio legale/illegale: legale = Writing buono / illegale = Writing vandalico.

Il Writing come tutte le forme espressive che in certi casi sanno anche essere Arte è qualitativamente e creativamente buono oppure di pessima fattura. Punto. Quindi non tutto il Writing è Arte, ovvio, potrebbe anche essere buon artigianato come anche spazzatura, nessuno l’ha mai negato.
Ma illegale e legale non attestano caratteristiche qualitative al Writing e quindi il termine “vandalico” (illegale = vandalico) è soltanto un termine spregiativo.
Se coloro che utilizzano questo termine fossere corretti, potrebbero semplicemente parlare di Writing legale e Writing illegale ma questo comporterebbe l’ammissione de facto che anche il Writing illegale possa avere valenze artistiche. Più facile bollare tutto come “vandalico” primo che a qualcuno (come ormai accade in molti posti al mondo) possa venire in mente addirittura di salvaguardare qualche “pezzo” di espressività illegale, mandando in crisi tutto il sistema.

La mia esperienza personale dice che tutto il Writing nasce illegale: questo avviene dalla fine degli anni 60 e non smette ancora oggi. Alcuni – pochi per la verità – di coloro che si sono cimentati a fondo nel Writing, anche illegale, hanno poi saputo sviluppare tematiche artistiche interessanti. Questo non è ne riconoscere ne avallare alcuna illegalità, solo una constatazione oggettiva. E questo vale anche per gli street artist più validi, sempre a mio avviso.

Ad Aprile 2014 la partecipazione di un writer ritenuto “illegale (e quindi vandalico)” all’interno di un evento pubblico e “legale” autorizzato dal Comune di Milano e parzialmente finanziato da un Consiglio di Zona ha suscitato qualche scompiglio e addirittura un’interpellanza presso il Consiglio Comunale. Insomma, una volta che sei passato attraverso il lato oscuro ooops, vandalico della forza, non ci può essere ritorno. Può un’amministrazione patrocinare un evento a cui partecipi un artista che possa aver dipinto illegalmente in altre situazioni? Insomma, la confusione in materia di diritti, legalità e arte mescolati tra loro risulta per noi ancora un tema forse troppo complicato (all’estero ad esempio, le mostre istituzionali organizzate dalle maggiori città del mondo – Parigi, Los Angeles, New York, Berlino e chi più ne ha più ne metta – hanno coinvolto quasi sempre artisti con un palese passato di illegalità).

Perchè non inziare a migliorarci smettendo di parlare di writing vandalico?
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